La più grande mistificazione della realtà fra le numerose che abbiamo sentito nelle ultime settimane – negli slogan pubblicitari contro la riforma della separazione delle carriere – l’ha detta il Presidente dell’Anm a proposito del Pubblico ministero indipendente e imparziale.
A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia.
In una delle numerose interviste gli abbiamo sentito fare questo discorso (e ancora stento a crederci): “se io sono un cittadino indagato, prima ancora del mio avvocato che mi difende, voglio incontrare un pubblico ministero imparziale, è la prima garanzia che voglio”.
Al prossimo cliente che verrà da noi con un avviso di garanzia per essere difeso diremo quindi di prendere un appuntamento con il Pubblico ministero esponendogli le sue ragioni e che sarà quasi sicuramente archiviato. Solo dopo, forse, ci sarà bisogno del nostro intervento.
Ci sarebbe veramente da ridere se non fossero in gioco i diritti fondamentali della persona e in particolare il diritto ad un giusto processo davanti ad un giudice terzo e imparziale.
Chiariamo bene un concetto: che un Pubblico ministero chieda l’assoluzione all’esito di un processo è possibile oggi e sarà possibile domani con la separazione delle carriere e questo dipende non dal sistema ma dalla buona fede e dalla professionalità del singolo. Se la regola probatoria di civiltà giuridica non cambia (condanna solo se viene dimostrata la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio), il Pubblico ministero continuerà a chiedere l’assoluzione se vorrà rispettare la legge. E questo non cambierà dopo la riforma sulla separazione delle carriere, salvo voler teorizzare che il Pubblico ministero possa legittimamente violare la legge.
Il punto è un altro: una delle due squadre che si contrappongono nel processo (perché è questo ciò che avviene in ogni processo) non può anzi non deve appartenere alla stessa carriera dell’arbitro della partita perché la giustizia deve essere ma anche apparire – oltre ogni sospetto – imparziale.
Come può apparire imparziale un giudice che è collega del Pubblico ministero e come può il cittadino sentirsi giudicato con imparzialità da un giudice che è un magistrato uguale al magistrato che lo accusa?
Perché negli slogan pubblicitari dell’Anm non hanno il coraggio di affrontare questo punto?
Nella partita di cui stiamo parlando non è in gioco un trofeo e nemmeno una carriera, ma la vita delle persone che, da una sentenza, possono cambiare radicalmente la loro esistenza e quella dei loro familiari.
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