Ho letto con un pò di delusione il documento firmato da 29 su 62 professori della facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia che, a proposito della politica del governo in materia di giustizia, lancia un allarme, ritenendo in pericolo lo “Stato di diritto”.
A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia.
A me pare poco corretto mescolare in un unico giudizio la politica securitaria dell’attuale maggioranza, indubbiamente contraria (per vocazione) alla tutela delle garanzie e dei diritti di libertà individuali propri di uno Stato liberale, con quello che sarebbe il pensiero retrostante rispetto all’introduzione, finalmente nel nostro sistema processuale, della separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici.
Con buona pace della trasversalità, pur di sostenere una linea antigovernativa, viene letteralmente congelato il giudizio sul merito e sui valori che fondano la separazione delle carriere, valori funzionali al completamento del “giusto processo” sancito dall’art.111 Cost. (senza separazione delle carriere non può esserci una vera terzietà del giudice).
Avrei voluto conoscere le ragioni delle riserve sulla proposta di legge per la separazione delle carriere e, invece, il documento dice di voler “prescindere dal merito della riforma”, per poi insinuare, senza tuttavia, approfondire, che il progetto presenterebbe “numerosi profili critici che qui non possiamo esaminare in dettaglio”.
Ma quali sarebbero i “profili critici” che, sottovalutando le capacità di comprensione dei lettori del documento, non vengono esaminati?
Mi piacerebbe conoscerli.
Immagino che siano principalmente quelli del pericolo di un pubblico ministero super poliziotto (che rappresenta, esattamente e salvo eccezioni, il pubblico ministero che già abbiamo) e, soprattutto, quello del rischio di sottoposizione del pubblico ministero all’esecutivo.
E allora parliamone: disponibile a fare un bagno di umiltà, vorrei sapere da loro dove si fonderebbe il pericolo di sottomissione di un pubblico ministero (separato dal giudice) rispetto al potere esecutivo?
Ma in questa campagna contraria, evidentemente, non c’è spazio per spiegarlo, basta continuare a tacere ai cittadini che, nella riforma, l’art. 104 della Costituzione prevede testualmente che i giudici e pubblici ministeri continueranno a rimanere “indipendenti da ogni altro potere”.
Di questi tempi ho sentito da qualcuno rispondere che la sottomissione dell’organo di accusa al governo verrebbe fatta con una fantomatica legge ordinaria.
Certo, una legge ordinaria che, violando l’art.104 Cost, non so con quale alchimia, aggirerebbe anche il controllo della Corte Costituzionale…
Vuoi sapere cos’altro accade oggi? …
potrebbero interessarti…
Gli approfondimenti…
News dalle Sezioni Unite
…entra

Iscrivendoti alla nostra Newsletter acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi della legge n. 196/2003 e successive modifiche Regolamento UE 2016/679. Concessione del consenso per ricevere esclusivamente approfondimenti di interesse giuridico. Per ulteriori informazioni, clicca qui