“Se fosse vero che il Governo sta trattando con l’Anm la modifica della riforma con la rinuncia al doppio CSM (uno per i Pm e uno per i Giudici), sarebbe meglio non fare la riforma e lasciare le cose come stanno, esattamente come vuole l’Anm”.
A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia.
In nessuno Stato come in Italia l’organo di controllo di un potere (la Magistratura) ha, a sua volta, tanti e tali poteri interni. È chiaro che se questo organo rimanesse unico e quindi competente a decidere su ogni aspetto della carriera sia dei pubblici ministeri che dei giudici, la separazione stessa delle carriere sarebbe inutile.
Che senso avrebbe l’accesso alla rispettiva funzione attraverso concorsi separati, se poi, una volta entrati nel proprio ordine, i magistrati fossero governati per tutta la vita professionale dallo stesso organo di controllo, composto da rappresentanti anche dell’altro ordine?
Sappiamo bene che la rappresentatività all’interno del CSM storicamente è stata sempre più forte per la parte delle Procure; pertanto, la forza di condizionamento soprattutto sul Giudice da parte dei magistrati del pubblico ministero rimarrebbe esattamente identica a quella di oggi.
Se la politica, come spesso accaduto in passato, per la paura di inimicarsi chissà chi e chissà cosa, cederà su questo fondamentale punto della riforma, si può immaginare che il passaggio successivo sarà di ridiscutere anche il criterio di elezione del CSM, con il rischio che venga fatto un passo indietro anche sul requisito della neutralità nella composizione dell’organo di governo e di controllo dei magistrati.
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