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PM e Giudici separati? Che cosa conviene ai cittadini (rif. Art. pubblicato su: famiglia cristiana del 26 gennaio 2025)

Famiglia Cristiana chiama l’avvocato dei consumatori per sostenere che con la separazione delle carriere il pubblico ministero sarà un super poliziotto di fronte al quale solo i cittadini ricchi potranno permettersi un avvocato bravo (e costoso) per difendersi. A rimetterci saranno le persone povere che dovranno accontentarsi di un avvocato d’ufficio.

A cura di Michele Bontempi – penalista del Foro di Brescia

Ritengo molto grave che un settimanale come Famiglia Cristiana – di ispirazione per un vasto mondo cattolico – prenda una posizione netta contro la separazione delle carriere spendendo argomenti assai discutibili e soprattutto facilmente smontabili.
Innanzitutto, è bene chiarire un equivoco: il pubblico ministero che è esistito fino ad oggi non svolge indagini a favore dell’indagato se non in rari casi e – anche dopo la separazione delle carriere – continuerà a non farlo per un motivo semplicissimo che anche un bambino in prima elementare è in grado di comprendere: compito dell’accusa è appunto accusare cioè ricercare e portare davanti al giudice prove a sostegno della propria tesi. È normale, naturale, ineludibile, è sempre accaduto in ogni sistema processuale di qualunque società in qualsiasi epoca. Mi si forniscano esempi contrari altrimenti.
Sarebbe come pensare che in una competizione sportiva a squadre una di esse non cerchi di prevalere sull’avversario ma lo aiuti a batterla.
Il cittadino, per essere tutelato, non ha bisogno di un’accusa che lo difenda, ma di un giudice super partes, il che significa innanzitutto un giudice con una mentalità, una forma mentis e una appartenenza totalmente distinta sia da quella del pubblico ministero che della difesa.

La separazione delle carriere – se si farà – farà vedere i suoi effetti più significativi, darà alla luce finalmente la figura di un giudice veramente terzo per mentalità rispetto ad entrambe le parti, solo dopo un cambio generazionale. Ed è questo il motivo per cui l’attuale magistratura inquirente non vuole sganciarsi dalla comunanza di carriera con il giudice: per non perdere il il punto di vantaggio con il quale affronta ogni processo, derivante dall’inevitabile implicito condizionamento del giudice. E questo ancora una volta perché – come è naturale e fisiologico da sempre in ogni sistema – chi accusa ha l’obiettivo di vedersi accogliere le proprie tesi.
E si badi: in buona fede (sono convinto che nella stragrande maggioranza dei casi un pubblico ministero che chiede la condanna sia sicuro della colpevolezza dell’imputato).
Secondo punto: Famiglia Cristiana cade nella demagogia quando vuol far credere che solo i cittadini ricchi potranno nominare un bravo avvocato in grado di difenderli da un pubblico ministero super poliziotto.

Oggi cosa avviene? Innanzitutto, se scorriamo l’elenco dei legali iscritti al gratuito patrocinio e alla lista dei difensori d’ufficio troviamo sempre anche gli avvocati di una certa età ed esperienza. In Tribunale li vediamo spesso impegnati nella difesa di persone comuni, perché la realtà è fortunatamente ben diversa da quella rappresentata nella cinematografia americana. Poi, la difesa d’ufficio – soprattutto negli ultimi anni con la normativa che ha introdotto l’obbligo di formazione specialistica – non è più sinonimo di difesa di una serie minore, ma soprattutto, contrariamente all’immaginario collettivo, non è mai stata sinonimo di difesa gratuita.
Certo, difendersi ha un costo, come curarsi, come molte altre necessità, ma lo ha sempre avuto in ogni sistema e in qualunque modello di società. Ma il costo della difesa non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici e fatico ad immaginare cosa si nasconda dietro la demagogia di far credere che la riforma della giustizia possa favorire solo i cittadini benestanti alle spalle della fascia debole della popolazione.

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